
Alberto Trentini. Questo nome dovrebbe essere sulla bocca di tutti, perché il primo diritto di ogni persona è quello di essere chiamata per nome. Soprattutto quando subisce un’ingiustizia o vive una difficoltà.
Dobbiamo pronunciarlo ogni giorno, il suo nome, con un’intonazione di speranza, perché per Alberto non è troppo tardi. È il nome di un ragazzo vivo, che la sua famiglia aspetta a casa sano e salvo. Una famiglia che oggi si allarga e ci comprende tutti, come è accaduto in passato per altri connazionali arrestati o per meglio dire rapiti, senza precise accuse, in un Paese straniero.
Alberto Trentini era arrivato in quel Paese da poco, per portare aiuto alle persone più fragili, attraverso il suo impegno con una ONG. Una persona pulita, Alberto: trasparente, appassionata, generosa!
Sappiamo che in tanti, a livello istituzionale e non solo, si stanno mettendo in gioco per il suo rilascio, ma è il momento di fare qualcosa di più incisivo, perché è passato davvero troppo tempo senza che nessuno potesse vederlo o parlargli.
Alberto Trentini: un nome che deve restare sulla bocca di tutti, e in particolare vorremmo sentire citato da chi concretamente può prendere decisioni che lo riguardano, e lo riportino a casa.
Per questo, aderisco al digiuno a staffetta che molte persone hanno intrapreso per sensibilizzare l’opinione pubblica e il governo, e tenere acceso un faro su questa storia. Il digiuno come astensione dal cibo, nel nome di una fame più profonda: la fame di verità e giustizia. La bocca che simbolicamente si libera dall’obbligo di masticare, per scandire il nome di Alberto Trentini con maggiore forza e fiducia.
Ti aspettiamo, Alberto.